| Paxillus involutus (Batsch: Fr.) Fr. |
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Cappello: 8-15 cm, di forma più o meno circolare, spianato o depresso, con margine fortemente involuto, anche a maturità, percorso da scanalature; superficie opaca, asciutta, con colorazione irregolare, più o meno a chiazze, fondamentalmente giallo brunastra, però con delle tonalità olivastre più o meno evidenti. Lamelle: fitte, decorrenti, di colore giallo legno, viranti al bruno al tocco o allo sfregamento, separabili dalla carne del cappello. Gambo: 4-7 × 1-2,5 cm, centrale, cilindrico; superficie concolore al cappello, brunastra o rosso-brunastra verso la base. Carne: color legno, non gialla, imbrunente se esposta all'aria per un certo periodo; priva di odori o sapori particolari. Habitat: sotto diversi alberi, sia latifoglie che aghifoglie, particolarmente sotto betulla o abete rosso. Commestibilità: velenoso, in alcuni casi addirittura mortale. |
| È più che opportuno essere molto diffidenti nei confronti di questa specie e dell'affine Paxillus filamentosus (per una discussione sulle differenze tra le due entità si confronti la scheda relativa a quest'ultima specie). Entrambi infatti sono stati considerati per molto tempo commestibili, addirittura raccomandati da alcuni testi per il consumo sott'olio o sott'aceto. In effetti, almeno per quanto riguarda P. involutus, disponiamo di parecchi dati relativi ad avvelenamenti estremamente violenti, in genere successivi al consumo del fungo in più pasti ravvicinati. I meccanismi di questo tipo di avvelenamento, che nei casi più gravi può portare alla morte, non sono ancora ben chiariti; pare che anche la sensibilità individuale giochi un ruolo nel manifestarsi più o meno acuto dei sintomi. Una curiosità: anche un micologo di chiara fama, il prof. Julius Schäffer, che pure non consumava mai funghi, rimase vittima proprio di questa specie, in tempi in cui non esistevano notizie in merito alla sua pericolosità. |
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