| Macrolepiota procera (Scop.:Fr.) Singer |
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Cappello: fino a 40 cm, inizialmente ovoidale poi aperto con umbone al centro, di colore brunastro. La superficie con la maturazione si rompe a partire dal bordo verso il centro in grandi scaglie irregolari facilmente asportabili; l'umbone rimane liscio. Lamelle: fitte, libere e riunite in un collarium, di colore bianco. Gambo: 20 - 40 x 2 - 4 cilindrico, fibroso, duro, cavo e con grosso bulbo alla base, di colore brunastro e ornato di zebrature più scure. Anello ampio, doppio, a braccialetto e scorrevole sul gambo. Carne: bianca. Odore e sapore di nocciola. Habitat: boschivo o in luoghi erbosi soleggiati in estate - autunno. Commestibilità: commestibile. |
| Specie molto nota e diffusa su tutto il territorio nazionale, è riconoscibile per la forma slanciata e per le dimensioni che può raggiungere; viene volgarmente chiamata "mazza da tamburo" a richiamo della sua forma iniziale quando il cappello è ancora chiuso sul lungo gambo coriaceo, od "ombrellone" quando invece negli stadi finali di maturazione il cappello si apre completamente. Macropiota procera è di facile riconoscimento; oggi però si distinguono delle entità molto vicine, ritenute anche semplici varietà o forme caratterizzate da diversità nelle decorazioni e nelle colorazioni (M. fuliginosa, M. olivascens, M. permixta, M. prominens). Tutte queste specie o varietà sono commestibili, l'unica attenzione da parte del raccoglitore è quella di non confondere M. procera con la non commestibile Macrolepiota rhacodes e relativo gruppo che presenta gambo privo di decorazioni ed un vistoso viraggio della carne a colori arancio-rosso-bruno. Si ricorda che essendo molto coriaceo il gambo, si consuma solo il cappello, solitamente impanato e poi fritto; si raccomanda inoltre di non utilizzare funghi troppo imbibiti d'acqua e di procedere ad un'adeguata cottura. |
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