| Lepiota brunneoincarnata Chodat & Martin |
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Cappello: 2-5 cm, più o meno convesso con umbone ottuso centrale; cuticola asciutta, di colore beige-rosato, con delle squamule rosa brunastre, brune, molto scure al centro e fortemente contrastanti con la superficie sottostante. Lamelle: molto fitte, bianche o biancastre, libere al gambo. Gambo: 2-5 × 0,5 cm, cilindrico o un po' ricurvo, rosato, decorato da delle bande più o meno appariscenti concolori alle squame del cappello. Carne: da biancastra a rosata, con odore debole e sapore non significativo. Habitat: solitario o in gruppi, solitamente su suolo sabbioso, anche nei parchi o ai margini dei boschi. Raro. Commestibilità: molto velenoso, anche mortale. |
| Lepiota brunneoincarnata è uno fra i più classici rappresentanti delle Lepiota di piccola taglia dalle quali diffidare; contiene infatti delle tossine di struttura del tutto analoga a quelle presenti nelle Amanita mortali (A. phalloides, A. virosa, A. verna), e per questo motivo può causare delle intossicazioni mortali: simili tragici episodi si sono verificati in occasione della raccolta di questa o altre specie simili nei parchi cittadini, habitat adatto alla loro crescita. Generalmente in questi casi le intossicazioni sono dovute non tanto allo scambio con una specie simile, quanto all'imprudenza di raccoglitori poco informati sui pericoli che anche funghi di dimensioni molto ridotte possono nascondere. L'aspetto generale del fungo può ricordare quello di alcune specie del genere affine Macrolepiota (mazze da tamburo), tuttavia facilmente distinguibili proprio in virtù delle dimensioni molto maggiori. A scanso di ogni pericolo, è buona norma non raccogliere mazze da tamburo il cui cappello non raggiunga almeno i 12-15 cm di diametro. |
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