| Lactarius porninsis Rolland |
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Cappello: 5-10 cm, inizialmente con margine fortemente involuto, quindi disteso, piano oppure depresso al centro; superficie viscosa a tempo umido, brillante, di colore arancio vivo con una zonatura più o meno marcata; margine liscio, non villoso. Lamelle: fitte, intercalate da lamellule, di colore arancio chiaro, più pallide rispetto al cappello, talvolta quasi biancastre. Gambo: 4-8 × 1,5-2,5 cm, cilindrico, arrotondato alla base; superficie liscia, non scrobicolata se non in casi eccezionali, asciutta, arancio pallido. Carne: molto fragile, biancastra o appena arancio pallido vicino alle superfici, essudante un lattice bianco piuttosto abbondante; sapore mite, gradevole; odore aromatico, molto gradevole, simile a quello di buccia d'arancio o di mandarino. Habitat: è specie simbionte obbligata del larice (Larix decidua), abbondante nella stagione estiva e in autunno nei boschi di conifere o misti di montagna. Commestibilità: non commestibile. |
| L'aspetto più interessante di questa specie è a nostro avviso proprio la commestibilità: come molti ben sanno, i testi divulgativi italiani considerano generalmente commestibile il solo Lactarius volemus tra le specie a lattice bianco; in effetti è molto verosimile che, come per le russule, anche per il genere Lactarius le specie a sapore mite siano innocue; in effetti proprio Lactarius porninsis è consumato in alcune zone del Trentino anche in quantità considerevoli, ed è molto probabile che gli episodi di intossicazione segnalati anni orsono per questa entità siano dovuti alla confusione con Lactarius zonarioides, anch'esso molto diffuso nei boschi di conifere montani, indubbiamente simile a Lactarius porninsis, ma provvisto di un lattice di acredine estrema. Non è ovviamente prudente consigliare il consumo di Lactarius porninsis, ma è secondo noi più che probabile che negli anni a venire i giudizi di commestibilità su questa, come su molte altre specie, saranno riveduti. |
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