| Clitocybe nebularis (Batsch: Fr.) Kummer |
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Cappello: fino a 15 - 20 cm, da convesso a pianeggiante con un umbone molto ottuso, a maturità anche leggermente depresso; cuticola asportabile, glabra, spesso ricoperta da una pruinatura biancastra; il colore solitamente grigio a varie tonalità può scolorire fino al biancastro. Margine inizialmente involuto, poi meno ed anche lobato. Lamelle: mediamente fitte, poco decorrenti, bianco-giallognole. Gambo: 12 x 4 cm, base nettamente claviforme, munita di un micelio bianco e cotonoso che ingloba resti del substrato di crescita; inizialmente pieno poi fibroso e cedevole, concolore al cappello. Carne: bianca. Odore assai forte, non definibile, ma caratteristico. Habitat: gregario, si presenta in lunghe file, in boschi di conifere e di latifoglie, fine estate - tardo autunno. Commestibilità: commestibile discusso, può causare delle intolleranze individuali. |
| Si tratta di una specie molto comune a crescita abbondante fino alle prime gelate. E' raccolta e consumata in grandi quantità, dimostrando però di non essere ben tollerata da tutti; per questo motivo si consiglia di non consumarla, o almeno, di gettare la prima acqua di cottura, in caso contrario. Sembra infatti che gran parte delle sostanze responsabili dei disturbi intestinali causati dalla sua ingestione si solubilizzino in fase di cottura ed evaporino in parte (cuocendo tale fungo in ambiente chiuso è facile avvertire un leggero mal di testa!). Quanto detto crediamo sia sufficiente per convincere chi non ha mai assaggiato questo fungo a non farlo neanche in futuro, considerando anche il fatto che è reale la possibilità di confonderlo con una specie sicuramente tossica, l'Entoloma lividum. A volte, è possibile inoltre osservare sugli esemplari molto maturi una feltratura biancastra: si tratta di un fungo parassita, la Volvariella surrecta, che, occasionalmente, può anche produrre sporofori. |
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