| Chroogomphus rutilus (Schaeff.: Fr.) O.K. Miller - Chiodetto |
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Cappello: 4-10 cm, umbonato, prima convesso, con margine involuto e aderente al gambo, poi spianato ma sempre con un rilievo centrale; superficie vischiosa a tempo umido, appiccicosa comunque se umettata; colore abbastanza variabile, da bruno a color ramato, anche con delle zone grigiastre, di aspetto radialmente fibrilloso. Lamelle: molto spaziate, decisamente decorrenti, inizialmente concolori al cappello, con una tonalità olivastra, quindi via via più scure con la maturazione delle spore, nerastre in massa. Gambo: 6-10 × 1-2 cm, grossomodo cilindrico, con base leggermente assottigliata; superficie ocra-aranciata, non molto vivace, decorata nella metà superiore da una zona anulare non molto pronunciata; nella parte inferiore sono visibili delle bande brunastre disposte a zigzag. Carne: abbastanza soda, di colore crema aranciato, priva di odori o sapori particolari, leggermente arrossante o tendente a tonalità quasi violacee. Habitat: esclusivamente sotto pini, estate autunno, non molto comune ma abbondante nelle stazioni di crescita. Commestibilità: commestibile. |
| Si tratta di un fungo commestibile di buona qualità, tuttavia non molto conosciuto e di difficile riconoscimento. Ci riferiamo più che altro alle possibilità di confusione piuttosto elevate con specie velenose del genere Cortinarius (C. speciosissimus in modo particolare), soprattutto quando si ha a che fare con esemplari molto giovani. Pochi anni fa è stata proprio questa confusione a provocare in Trentino ben sei casi di intossicazione da Cortinarius speciosissimus. Le caratteristiche differenziali principali riguardano il colore delle spore (rugginose nei cortinari e nerastre in questa specie) e l'attaccatura delle lamelle al gambo (uncinate nel primo caso, decorrenti nel secondo). Le colorazioni del cappello e del gambo possono essere estremamente simili, e nei giovani Chroogomphus vi è pure la presenza di una sorta di cortina che aumenta ulteriormente la somiglianza con i cortinari. È del tutto superfluo sottolineare che questo fungo dovrebbe essere quindi consumato solo da raccoglitori esperti, in grado di ben valutare le differenze rispetto alle specie più tossiche. |
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