Armillaria mellea
(Vahl: Fr.) Kumm.

Omphalotus olearius (DC.: Fr.) Sing. - Fungo dell'olivoCatathelasma imperiale (Quél.) Sing.

Armillaria mellea

 

Cappello: 5-10 cm, convesso, indi spianato, con margine più o meno marcatamente striato; superficie coperta da fini squamule più evidenti al centro, di colore molto variabile, da giallo miele a olivastro, bruno giallastro o più scuro.

Lamelle: più o meno decorrenti, da bianche a giallastre nel fungo maturo.

Gambo: 10-15 × 2-3 cm, munito di anello membranoso, di colore simile al cappello ma più pallido; alla base provvisto di rizomorfe nerastre, inserite nel substrato di crescita.

Carne: bianca, molto fibrosa nel gambo, priva di odori o sapori particolari.

Habitat: molto comune su molti tipi di legno, vivo o in decomposizione.

Commestibilità: commestibile da cotto, previa esclusione del gambo.

Si tratta del ben noto chiodino, fungo che meriterebbe una discussione molto approfondita da molti punti di vista. Innanzitutto è bene sottolineare che la grande variabilità cromatica del chiodino è giustificata anche dall'esistenza di almeno cinque-sei diverse specie, normalmente confuse tra loro: Armillaria mellea, qui rappresentata, è solo una di esse. Ci pare opportuno fare qualche osservazione anche sulla commestibilità del chiodino, fungo reputato da molti tra i migliori e periodicamente oggetto di spietate cacce autunnali. È bene sapere che si tratta di specie tossica da cruda e di difficile cottura; il gambo, in particolare, è talmente fibroso da dover essere totalmente eliminato, prima di procedere ad una cottura prolungata che eviti sgradevoli blocchi della digestione. Ricordiamo inoltre che tra i funghi lignicoli e cespitosi troviamo molte specie, confondibili con le Armillaria, tra le quali alcune decisamente pericolose.

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