| Amanita virosa (Lamarck) Bertillon |
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Cappello: 5-10 cm, inizialmente ovoidale-campanulato, poi irregolarmente lobato, convesso, bianco, con qualche tonalità crema al centro. Lamelle: bianche, libere, fitte, con residui fioccosi del velo parziale. Gambo: 8-15 × 1-3 cm, cilindrico, con netto rigonfiamento basale, avvolto da una volva membranosa e libera all'orlo; la superficie è inoltre coperta da fiocchi cotonosi bianchi appiccicosi. Anello fioccoso, bianco. Carne: bianca, odore che diviene molto sgradevole con l'invecchiamento. Habitat: preferenzialmente sotto abete rosso o betulla, solitamente sopra i 1000 m; non molto comune. Commestibilità: velenoso mortale. |
| È questa una specie di estremo interesse, non comune ma ben diffusa in Trentino, in particolare nei boschi montani di abete rosso. Si tratta di un fungo altrettanto pericoloso di Amanita phalloides, con la quale condivide i letali princìpi tossici. I suoi tratti più caratteristici sono il candore di tutto il carpoforo, la forma del cappello, solitamente irregolare e quasi mai del tutto aperto, nemmeno in vecchiaia; infine la presenza di fioccosità appiccicose diffuse su tutto il gambo è un indizio estremamente utile. I sintomi del suo avvelenamento insorgono dopo parecchie ore (8-24) dal consumo, e portano ad un danno epatico talmente violento da poter essere risolto in alcuni casi solo grazie ad un trapianto. Una curiosità: il nome popolare inglese di questo fungo è destroying angel (angelo distruttore): una scelta sicuramente azzeccata per una specie da conoscere ed evitare. |
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